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Emergenza profughi: il caso Messina PDF Stampa E-mail

Sono circa un centinaio i profughi eritrei e somali che, a partire dall’inizio di gennaio, sono giunti a Messina dal C.A.R.A. (Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo) di Sant’Angelo di Brolo (Messina).

Per giorni a gruppetti attraversavano la città, ma, nonostante l’attivazione delle associazioni di volontariato per provvedere alla loro accoglienza e ai loro bisogni, i messinesi, o per lo meno la maggioranza di loro, non erano al corrente della loro presenza, né del loro dramma. La stampa e le televisioni locali non hanno fatto accenno all’emergenza che si stava verificando.

Una parte di loro, soprattutto donne, sono state ricoverate nei vari centri di accoglienza gestiti dal volontariato; una trentina di somali, tra cui almeno tre donne, sono invece rimasti senza alloggio essendo così costretti a dormire all’interno dei locali della stazione centrale.

Venerdì 23 gennaio i locali della stazione sono stati chiusi per evitare l’accesso ai somali durante la notte. Solo allora la città ha dovuto confrontarsi con l’emergenza.

Di fronte ad una protesta organizzata dagli stessi somali che hanno minacciato di bloccare la strada antistante la stazione centrale sedendosi per terra per rivendicare i loro diritti di rifugiati, le associazioni di volontariato, prime fra tutte l’ARCI, insieme agli operatori dell’unità di strada dell’ONDS (Osservatorio Nazionale per il Disagio e la Solidarietà nelle stazioni italiane) di Messina hanno sollecitato per l’ennesima volta (l’avevano fatto continuamente nel corso del mese) l’intervento delle istituzioni, assolutamente assenti. La situazione si è temporaneamente risolta solo quando è giunto in stazione l’assessore all’integrazione D. Caroniti, il quale ha affrontato l’emergenza personalmente, andando contro la posizione della giunta comunale che, nella persona del Sindaco, ha più volte dichiarato la non disponibilità ad occuparsi del caso, definito un “problema” del governo nazionale. I somali sono stati portati all’interno di una palestra di una scuola cittadina, nella quale hanno trascorso un paio di notti. In quanto al Prefetto, nullo è stato il suo impegno (e nulla a quanto pare la volontà) affinchè Messina desse esempio di civiltà, sensibilità, intelligenza, solidarietà. Ancora una volta le istituzioni locali sono state indifferenti ad un dramma che coinvolgeva la città, e assolutamente incapaci di gestire un’emergenza.

Del gruppo dei somali 23 persone sono partite per Roma con un biglietto acquistato personalmente dall’assessore Caroniti (cosa che sfiora i confini del paradossale). Alcuni di loro continuano a dormire nei centri di accoglienza della città ormai al collasso; altri, di fronte all’indifferenza del Sindaco, dormono per strada sotto la pioggia e il vento, aspettando che venga rilasciato loro il titolo di viaggio. Un gruppetto di 4 persone è stato arrestato per rissa e nessuno sa dove la polizia l’ha portato.

Un caso, quello di Messina, che riflette probabilmente il clima nazionale che si sta diffondendo nei confronti dell’emergenza immigrazione. Un imbarazzante atteggiamento di chiusura, quello delle istituzioni locali, che probabilmente, in piccolo, riflette quello del governo nazionale.

Il dato grave che ne risulta è che in una città di 250.000 abitanti come Messina, dove ormai da anni si paventa la possibilità di un eventuale terremoto e si parla di piani di emergenza, le istituzioni non sono preparate né culturalmente né operativamente alla gestione di quest’ ultima; un numero se vogliamo ridotto di profughi richiedenti asilo ha messo in tilt un sistema che fa acqua da tutti i pori e che, in questo caso, è stato sostituito dall’impegno intelligente del privato sociale e del volontariato.

Ancora più preoccupante è pensare che la scelta del sindaco Buzzanca di non offrire assistenza e accoglienza ai cittadini somali ed eritrei scappati da guerre e persecuzioni e giunti in Italia dopo una serie infinita di vicende drammatiche, possa essere di carattere politico, per “timore” che Messina diventi una città di accoglienza e quindi di eccessivi arrivi. Del resto, lo “straniero” fa paura, è l’immagine di ciò che potremmo diventare; è colui che ci ricorda che, al di là della nostra fortezza sicura, c’è un’altra realtà, una delle tante possibili. Meglio è, pertanto, tenerlo fuori dal confine.

Intanto, davanti al Teatro Vittorio Emanuele, luogo di grandi celebrazioni cittadine e di momenti ludici per la borghesia “colta” impellicciata messinese, si erigono due tendoni della protezione civile semivuoti, a memoria della grande celebrazione del centenario del terremoto del 1908 che avveniva esattamente un mese fa. I somali rimasti in città e che non hanno trovato posto nei centri di accoglienza continuano a dormire in strada; per loro, infatti, la protezione civile della città dal “terremoto permanente” non può fare nulla.

Nei prossimi giorni, per chi fosse interessato, sarà reso noto un numero di conto corrente per lanciare una sottoscrizione a favore dei profughi somali ed eritrei presenti a Messina.

Per informazioni vedi  www.cesvmessina.it.

      Valentina Raffa
Ultimo aggiornamento Sabato 21 Febbraio 2009 21:04
 

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